Palahniuk: realtà e narrazione

di CHUCK PALAHNIUK

[da “Realtà e narrazione: una premessa”, in La scimmia pensa, la scimmia fa. Quando la realtà supera la fantasia, Mondadori, 2006]

La verità

Prima di cominciare a scrivere Fight club, facevo volontariato in una casa-famiglia per malati terminali. Il mio compito era quello di accompagnare le persone agli appuntamenti e agli incontri con i gruppi di sostegno nello scantinato di una chiesa, dove ci si sedeva in cerchio raccontandosi a vicenda i sintomi e facendo esercizi new age.
Questi incontri erano imbarazzanti perché, per quanto provassi a stare in disparte, davano sempre tutti per scontato che avessi la loro stessa malattia. Non c’era modo per dire con delicatezza che ero lì solo come spettatore, un turista in attesa di riportare nella struttura la persona che mi era stata affidata. Così iniziai a raccontarmi da solo la storia di un tizio che frequentava gruppi di sostegno per malati terminali per consolarsi dell’inutilità della sua vita.
Sotto parecchi punti di vista, queste realtà — gruppi di sostegno, gruppi di recupero in dodici fasi, demolition derby — sono nate con lo scopo di colmare il vuoto lasciato dalla religione organizzata. Una volta andavamo a messa per rivelare gli aspetti peggiori della nostra esistenza, i nostri peccati. Per raccontare le nostre storie. Per farci riconoscere. Per farci perdonare. Per farci redimere, riaccettare nella nostra comunità. Questo rituale era il nostro modo per restare in contatto con gli altri, e per sciogliere l’ansia prima che essa ci allontanasse dall’umanità tanto da essere perduti per sempre.
Fu in luoghi così che trovai le storie più vere. Nei gruppi di sostegno. negli ospedali. Dove c’era gente che non aveva più nulla da perdere, era lì che i racconti erano più veri.”

Personaggi

“Ogni volta che crei un personaggio, guardi il mondo con i suoi occhi, cercando i dettagli che fanno di quella realtà l’unica vera realtà.
Come un avvocato che pronuncia la sua arringa alla corte, diventi il fautore della visione del mondo del tuo personaggio, e vuoi che il lettore le accetti come verità. Vuoi che il lettore prenda una pausa dalla sua vita. Dalla narrazione della sua vita.
È così che creo un personaggio. Mi sforzo di dargli un bagaglio di nozioni e di attitudini che limitino la sua visione del mondo. Una donna delle pulizie vede il mondo come una serie infinita di macchie da eliminare. Una modella vede il mondo come una serie di rivali che cercano di rubarle l’attenzione del pubblico. Uno studente di medicina fallito non vedrà che i nei e gli spasmi che potrebbero essere le avvisaglie di una malattia terminale.”

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