Burroughs: lezioni di scrittura creativa avanzata

di WILLIAM S. BURROUGHS

[da La scrittura creativa, Sugarco]

Creare problemi, non risolverne

Bisogna sempre creare la più grande quantità di conflitti insolubili e bisogna sempre aggravare i conflitti esistenti.

Il silenzio, per scatenare la parola

L’uomo moderno ha perso l’opzione del silenzio. Tentate di arrestare la parola non vocale. Tenetate di ottenere dieci secondi di silenzio interiore. Vi imbatterete in un organismo resistente che vi costringe a parlare.

Cosa fanno gli scrittori?

Gli scrittori sono per natura cattive persone. Niente problemi niente storia niente film niente dipinto. Quindi, se non troviamo i guai ce li andiamo a cercare. Oh, non direttamente, capiamoci, ma attraverso il contagio della nostra ambigua esistenza.

Non so se Kerouac sia sia mai chiesto che tipo di scrittura stia portando avanti. È una domanda pericolosa per uno scrittore. Voglio dire, cosa stiamo facendo noi tutti. Facendo veramente. Davvero, cosa? Be’, la risposta è probabilmente troppo terrificante per essere tollerata.

Cosa fa in realtà uno scrittore? Innanzitutto, in linea di massima, ogni artista – e includo tutti i creativi – cerca di mettere al corrente lo spettatore, il lettore, lo studente di quello che sa e non sa di sapere.

La gente che viveva sulla costa nel Medioevo sapeva che la terra era tonda – gli altri credevano che fosse piatta. E Galileo è finito nella merda fino al collo dicendo che era rotonda. Lo è comunque. Cézanne mostra alla gente come è fatto un pesce visto da una certa angolazione con una certa luce. Allora non lo capivano, ma adesso anche i bambini capiscono il pesce di Cézanne. Una volta trovata la breccia, si ha un generale incremento del sapere.

La perversione definitiva della scrittura: creare un personaggio

I romanzieri sono impegnati nella perversione definitiva della creazione della vita e la messa in scena di personaggi viventi. Scrivere è letteralmente battere un colpo. È un’operazione psichica. È molto utile saper recitare – e ci sono regole di evocazione ben definite – se non usi la giusta evocazione il tuo personaggio non comparirà.

Credo che sia molto utile recitare la scena che si sta scrivendo – dov’è la porta dalla quale il personaggio è entrato e qual è quella da cui è uscito. Ho provato a scrivere una scena e poi a leggerla a voce alta, per poi dirmi: «C’è qualcosa che non va qui, non funziona». Allora l’ho fisicamente messa in scena. Be’, non mi ha sorpreso scoprire che il personaggio entrava da una porta inesistente e vedeva cose che non avrebbe potuto vedere. In altre parole, chiedevo al mio personaggio di fare qualcosa di impossibile.

Un’altra cosa fondamentale è sicuramente l’immagine – Come è fatto il tuo personaggio? Costruisco un identikit, una foto, c’è una foto su una rivista o un giornale che è uguale al personaggio che cerco. Ho usato anche foto in posa.

Bisogna scrivere tante cose brutte per scriverne di belle

Gli scrittori sono esposti a troppi rischi e ci sono molte trappole – c’è il blocco dello scrittore quando lo scrittore non riesce a scrivere per niente e c’è un’abilità che può diventare meccanica e del tutto sterile.

Sinclair Lewis ha detto che se hai scritto qualcosa che credi sia grandiosa e non vedi l’ora di mostrarla a qualcuno, è meglio buttarla via perché è orrenda. Ora, questo è vero molto spesso. Ho provato a scrivere qualcosa che pensavo fosse bellissima e l’ho riletta il giorno dopo e mi sono detto: “Per carità di dio devo distruggerla in tanti piccoli pezzi e buttarla nel cestino di qualcun altro. È terribile…” Ed è uno dei deterrenti della scrittura – la quantità di brutte cose che dovete sfornare prima di produrre qualcosa di buono.

Il montaggio e la percezione

Ora il montaggio è davvero molto più vicino ai fatti della percezione, della percezione urbana almeno, che non la pittura figurativa. Fate una passeggiata per una strada di città e mettete già, su una tela, quello che avete appena visto. Avete visto mezza persona tagliata in due da una macchina, pezzi e bocconi di cartelli stradali e pubblicità, riflessi da vetrine — un monteggio di frammenti. E la stessa cosa accade con le parole. Ricordate che la parola scritta è un’immagine. Il metodo del cut-up [montaggio, ndr] consiste nel tagliare a pezzi pagine di un testo per rimetterli insieme in combinazioni a montaggio. La pittura figurativa è morta, a meno che forse il nuovo fotorealismo si affermi. Nessuno più dipinge mucche nell’erba. Il montaggio è un vecchio trucco in pittura. Ma se applicate il metodo del montaggio alla scrittura, siete accusati dai critici di promulgare un culto di ininitelligibilità. La scrittura è ancora confinata nella camicia di forza sequenziale e figurativa del romanzo, una forma altrettanto arbitraria che il sonetto e altrettanto remota dai fatti reali della percezione e della coscienza umana quanto quella forma poetica del quindicesimo secolo. La coscienza è un cut-up; la vita è un cut-up. Ogni volta che andate giù per la strada o guardate fuori dalla finestra, il fluire della vostra coscienza è tagliato da fattori a casaccio.

Brion Gysin ha parlato molto della relazione tra scrittura e pittura. Spiega come la pittura renda perfettamente esplicito un certo numero di caratteristiche della percezione umana. In breve, mostra alla gente qualcosa che conosce ma non sa di conoscere. Quando Cézanne ha esposto le sue prime tele per la prima volta, nessuno ha saputo vedere che erano semplicemente una mela, un’arancia o un pesce visti sotto un certo angolo. Io ho una tela di Brion Gysin su cui si possono vedere dei veicoli disposti su strati diversi, si tratta molto semplicemente di un taglio nel tempo. Se andate per strada, specialmente una strada che conoscete bene, non vedete soltanto le macchine che ci stanno, ma vedete anche quelle che c’erano ieri, che c’erano dieci anni fa, e questo per associazione mnemonica. Ma se mostrate questo fenomeno su una tela, la gente spesso dice: «Cosa vuol dire?». Vuol dire quello che vedete effettivamente: i dati della percezione umana. Questi dati sono resi espliciti nella pittura come nella scrittura, come in altre forme, per esempio nel cinema.

Spesso la gente è disorientata nello scoprire ciò che sa già senza sapere.

Uno scrittore non può descrivere se non una cosa che i suoi sensi percepiscono nel momento in cui scrive… Io non sono altro che un registratore… Nella misura in cui riesco ad effettuare una registrazione diretta di certi aspetti del processo psichico, posso svolgere un minimo ruolo… Scrivendo, agisco come un cartografo, un esploratore delle zone psichiche.

Le mie note sono oggi pubblicate come Il pasto nudo e il titolo va letto alla lettera: Naked Lunch è il congelamento dell’attimo in cui chiunque può vedere cosa sta infilzando con la sua forchetta [ … ] che tutti vedano ciò che c’è su quel lungo cucchiaio fatto di giornali informazioni news [ … ] siamo nutriti imboccati quotidianamente di notizie di morte, di esecuzioni, di assassini [ … ] che tutti vedano con chiarezza attraverso l’inganno che induce in confusioni […] il lunch al quale si è invitati sarà un banchetto completo di questa totale nuda consapevolezza.

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