Che cos’è il contemporaneo?

di GIORGIO AGAMBEN

[…] Tutti i tempi sono, per chi ne esperisce la contemporaneità, oscuri.

[…] Che significa “vedere una tenebra”, “percepire il buio”?

[…] Che cos’è il buio che allora vediamo? I neurofisiologi ci dicono che l’assenza di luce disinibisce una serie di cellule periferiche della rétina, dette, appunto, off-cells, che entrano in attività e producono quella specie particolare di visione che chiamiamo il buio.

[…] Percepire questo buio non è una forma di inerzia o passività, ma implica un’attività e un’abilità particolare.

[…] Può dirsi contemporaneo soltanto chi non si lascia accecare dalle luci del secolo e riesce a scorgere in esse la parte dell’ombra, la loro intima oscurità.

[…] Contemporaneo è colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo.

da “Che cos’è il contemporaneo?”, Nottetempo, 2008

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