Houellebecq: la poetica è un sentimento dell’esistenza

di MICHEL HOUELLEBECQ

Che le cose siano chiare: la vita, di per sé, non è malvagia. Abbiamo realizzato un certo numero di sogni. Possiamo volare, possiamo respirare sott’acqua, abbiamo inventato agende elettroniche, il computer. Il problema comincia con il corpo umano. Il cervello, per esempio, è un organo di grande ricchezza e le persone muoiono senza averne sperimentate tutte le possibilità. Non perché la testa sia troppo grande ma perché l’esistenza è troppo breve. Invecchiamo rapidamente, scompariamo. Perché? Non lo sappiamo e non sapendolo siamo tutti insoddisfatti. E’ estremamente semplice: gli esseri umani desiderano vivere e tuttavia devono morire. Di qui, il desiderio primario di essere immortali. Certo, nessuno sa come possa essere la vita eterna, però possiamo immaginarlo.
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Hugo: scrittura vs architettura

di VICTOR HUGO

[da Notre-Dame de Paris, 1831]

L’invenzione della stampa è il più grande evento della storia. È la rivoluzione madre. È la modalità di espressione dell’umanità che si rinnova totalmente, è il pensiero umano che si spoglia di una forma per rivestirsi di un’altra, è la totale e definitiva muta di quel serpente simbolico che, a partire da Adamo, rappresenta l’intelligenza.
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Palahniuk: realtà e narrazione

di CHUCK PALAHNIUK

[da “Realtà e narrazione: una premessa”, in La scimmia pensa, la scimmia fa. Quando la realtà supera la fantasia, Mondadori, 2006]

La verità

Prima di cominciare a scrivere Fight club, facevo volontariato in una casa-famiglia per malati terminali. Il mio compito era quello di accompagnare le persone agli appuntamenti e agli incontri con i gruppi di sostegno nello scantinato di una chiesa, dove ci si sedeva in cerchio raccontandosi a vicenda i sintomi e facendo esercizi new age. Leggi tutto “Palahniuk: realtà e narrazione”

James Ellroy: “Perfidia” e scrittura

di ANTONELLA BARINA

LOS ANGELES. «Sono sempre stato divorato dall’ambizione: da una smania insaziabile d’esser qualcuno. E ce l’ho fatta: sono diventato il più grande scrittore di noir vivente. A Chicago, Düsseldorf, Marsiglia, Londra, Barcellona, Milano ci sono maschi e femmine, giovani e vecchi, gay ed etero, stronzi e fichi, bianchi, neri, asiatici, cristiani, ebrei, musulmani che si sentono sedotti o commossi o sconvolti o perfino disgustati dai miei romanzi».
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David Foster Wallace: l’umorismo in Franz Kafka

Il celebre intervento di David Foster Wallace, di cui qui si riporta un significativo stralcio, venne pubblicato sulle pagine di Harper’s Magazine (col titolo Laughing with Kafka), per poi entrare come capitolo indipendente in Consider the Lobster (Considera l’aragosta, Einaudi), a cui DFW diede un titolo tipicamente fosterwallaceano: Some Remarks on Kafka’s Funniness from Which Probably Not Enough Has Been Removed. Leggi tutto “David Foster Wallace: l’umorismo in Franz Kafka”