Julio Cortázar: lingua, ritmo, narrazione, letteratura

di JULIO CORTÁZAR

Una prosa che accetta e che cerca di darsi con obbedienza profonda a un ritmo, a un battito, a un palpito che non ha nulla a che vedere con la sintassi, è la prosa di molti scrittori che amo in modo particolare e che compie una doppia funzione che non sempre si avverte: la prima è la sua funzione specifica nella prosa letteraria (trasmette un contenuto, racconta una storia, mostra una situazione), ma insieme a tutto questo crea anche un contatto speciale che il lettore può non sospettare, ma che sveglia in lui quella stessa cosa, forse ancestrale, quello stesso senso del ritmo che abbiamo tutti e che ci porta ad accettare certi movimenti, certe forze e certi battiti. Leggi tutto “Julio Cortázar: lingua, ritmo, narrazione, letteratura”

Lovecraft: l’orrore dallo Scrittore Vuoto

di GIUSEPPE GENNA

[da Io sono. Studi, pratiche e terapia della coscienza, Il Saggiatore, 2015]

Non sono né un critico nè un teorico, sebbene, come ogni scrittore, disponendo di una poetica propria che fa riferimento a una tradizione non solo letteraria e gestando un amore per le poetiche a me distanti con tutto il loro bagaglio e corollario, io possa esprimere ragionamenti che in parte sembrino critica o teoria della letteratura. Si tratta tuttavia di un atto particolare: scrittori che scrivono di scrittori spostano l’orizzonte saltando nessi, ma praticando scarti che possono essere di notevole aiuto. Così non c’è da sorprendersi se l’atto teorico e critico più folgorante degli ultimi vent’anni di saggistica letteraria mondiale l’abbia compiuto uno scrittore su un altro scrittore: cioè Michel Houellebecq con il suo H.P. Lovecraft – Contro il mondo, contro la vita. E’ un testo fondamentale nel discorso che porto avanti sul Personaggio Vuoto, poiché è fondamentale l’operazione che compie Lovecraft, che è poi tra l’altro il secondo scrittore che ho letto in vita mia e che mi ha spinto alla scrittura.
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Houellebecq: la poetica è un sentimento dell’esistenza

di MICHEL HOUELLEBECQ

Che le cose siano chiare: la vita, di per sé, non è malvagia. Abbiamo realizzato un certo numero di sogni. Possiamo volare, possiamo respirare sott’acqua, abbiamo inventato agende elettroniche, il computer. Il problema comincia con il corpo umano. Il cervello, per esempio, è un organo di grande ricchezza e le persone muoiono senza averne sperimentate tutte le possibilità. Non perché la testa sia troppo grande ma perché l’esistenza è troppo breve. Invecchiamo rapidamente, scompariamo. Perché? Non lo sappiamo e non sapendolo siamo tutti insoddisfatti. E’ estremamente semplice: gli esseri umani desiderano vivere e tuttavia devono morire. Di qui, il desiderio primario di essere immortali. Certo, nessuno sa come possa essere la vita eterna, però possiamo immaginarlo.
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Hugo: scrittura vs architettura

di VICTOR HUGO

[da Notre-Dame de Paris, 1831]

L’invenzione della stampa è il più grande evento della storia. È la rivoluzione madre. È la modalità di espressione dell’umanità che si rinnova totalmente, è il pensiero umano che si spoglia di una forma per rivestirsi di un’altra, è la totale e definitiva muta di quel serpente simbolico che, a partire da Adamo, rappresenta l’intelligenza.
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Palahniuk: realtà e narrazione

di CHUCK PALAHNIUK

[da “Realtà e narrazione: una premessa”, in La scimmia pensa, la scimmia fa. Quando la realtà supera la fantasia, Mondadori, 2006]

La verità

Prima di cominciare a scrivere Fight club, facevo volontariato in una casa-famiglia per malati terminali. Il mio compito era quello di accompagnare le persone agli appuntamenti e agli incontri con i gruppi di sostegno nello scantinato di una chiesa, dove ci si sedeva in cerchio raccontandosi a vicenda i sintomi e facendo esercizi new age. Leggi tutto “Palahniuk: realtà e narrazione”

James Ellroy: “Perfidia” e scrittura

di ANTONELLA BARINA

LOS ANGELES. «Sono sempre stato divorato dall’ambizione: da una smania insaziabile d’esser qualcuno. E ce l’ho fatta: sono diventato il più grande scrittore di noir vivente. A Chicago, Düsseldorf, Marsiglia, Londra, Barcellona, Milano ci sono maschi e femmine, giovani e vecchi, gay ed etero, stronzi e fichi, bianchi, neri, asiatici, cristiani, ebrei, musulmani che si sentono sedotti o commossi o sconvolti o perfino disgustati dai miei romanzi».
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David Foster Wallace: l’umorismo in Franz Kafka

Il celebre intervento di David Foster Wallace, di cui qui si riporta un significativo stralcio, venne pubblicato sulle pagine di Harper’s Magazine (col titolo Laughing with Kafka), per poi entrare come capitolo indipendente in Consider the Lobster (Considera l’aragosta, Einaudi), a cui DFW diede un titolo tipicamente fosterwallaceano: Some Remarks on Kafka’s Funniness from Which Probably Not Enough Has Been Removed. Leggi tutto “David Foster Wallace: l’umorismo in Franz Kafka”